Ymea pancia piatta e la dioscorea: solo in menopausa?

Ymea pancia piatta

Lo sappiamo tutti: la menopausa con i suoi fastidiosi sintomi rende questo periodo della vita delle donne, che potrebbe per altri versi essere meraviglioso, fastidioso per se e per chi fa parte delle loro vite. Ymea pancia piatta combatte questi sintomi efficacemente.

Viene però da chiedersi: la sintomatologia della menopausa appare SOLO in menopausa? Beh certo, la sintomatologia nel suo complesso si, appare solo in menopausa, ma uno o più insieme di questi sintomi possono manifestarsi, per altre cause, anche in donne che ancora non abbiano raggiunto l’ età della menopausa. Allora perché non utilizzare la dioscorea soprattutto, ma anche gli altri princìpi contenuti in Ymea pancia piatta anche PRIMA della menopausa per combattere questi sintomi?

La dioscorea (dioscorea villosa)

Si, è vero, contiene fitoestrogeni (sostanze molto vicine agli ormoni femminili grazie ai quali combatte gli effetti dell’ assenza di questi ormoni durante la menopausa), ma non dobbiamo dimenticare che la dioscorea contiene sostanze utili per facilitare il processo digestivo (soprattutto dei gas intestinali ma non solo) e per smaltire i chili di troppo. E non sono funzioni utili anche prima della menopausa? Inoltre la dioscorea aiuta a prevenire e combattere il processo di invecchiamento cerebrale, funzione molto utile a qualsiasi età adulta.

Età fertile: molti dei problemi legati al ciclo mestruale ed alla sua fase immediatamente precedente, come la ritenzione idrica e la propensione all’ accumulo lipidico e tutti i problemi legati in qualche modo all’ attività ovarica, anche la sindrome premestruale, trovano efficacissimo rimedio nei princìpi attivi contenuti nella dioscorea.

Questa radice aiuta anche a combattere i disturbi intestinali, il colon irritabile, contrasta anche la tendenza all’ ipercolesterolemia, riducendo la presenza del colesterolo “cattivo”, il famigerato LDL ed aumentando la presenza di quello “buono”, l’ HDL. Vi par poco?

via: http://www.chefaro.it/prodotti/sintomi-della-menopausa/ymea/

Utero retroverso: quali sono le conseguenze

Utero retroverso

Secondo una recente statistica, l’utero retroverso caratterizza almeno il 20% delle donne, pertanto è una condizione abbastanza comune. In passato si tendeva a far assumere a questa particolarità anatomica un’importanza ancora maggiore come causa principale di infertilità femminile.

Ma oggi per fortuna le cose sono un po’ cambiate. Ma vediamo insieme che cos’è l’utero retroverso e quali possono essere le possibili conseguenze:

L’utero retroverso non è una malformazione o peggio ancora una malattia ma consiste in un posizionamento del corpo dell’utero verso la colonna vertebrale anziché verso il pube. In altri termini, la retroversione è semplicemente un posizionamento diverso rispetto al suo assetto naturale.

Le cause generalmente possono essere di due tipi:

  • congenita (si nasce così)

  • acquisita: in quest’ultimo caso la retroversione può essere dovuta a svariati fattori, quali: gravidanze troppo difficili, menopausa, endometriosi, infiammazioni dell’utero stesso o della zona pelvica, aborti.

Di per sé, l’utero retroverso non comporta conseguenze sul concepimento e nepure sullo svolgimento fisiologico della gestazione. Molte donne hanno l’utero retroverso (http://www.mammeoggi.it/utero-retroverso-sintomi/275/) e nonostante tale particolarità, riescono a procreare e a partorire figli sani. Quindi chi ha l’utero retroverso non deve assolutamente preoccuparsi..

Come viene diagnosticata tale situazione?

Grazie ad una semplice ecografia pelvica. Per quanto invece riguardano i sintomi, non ne esistono di specifici, perché ogni donna può avvertire un sintomo differente rispetto ad un’altra donna.

In caso di posizione retroversa molto accentuata si possono avvertire dei dolori intensi durante le mestruazioni e in questo caso si parla di dismenorrea, dolore durante i rapporti sessuali, perdite di muco cervicale tra un ciclo e l’altro.

Ad oggi non esistono delle cure vere e proprie per trattare l’utero retroverso. In passato si cercava chirurgicamente di modificare la posizione dell’utero, oggi le cose sono un po’ cambiate.

Oggi si tende a non intervenire a meno che la posizione non desti problemi o disagi alla donna, ma la maggior parte dei ginecologi è contraria a qualunque tipo di intervento.

Come si misura il glucosio nelle urine

glucosio

Il glucosio nelle urine è una conseguenza di patologie più o meno comuni. Oggi vedremo come si misura e quali sono le conseguenze.

Il glucosio nelle urine è, nella maggior parte dei casi la conseguenza del diabete mellito. Quando la glicemia supera i valori normali i reni non riescono più a riassorbire completamente il glucosio e dovranno quindi espellere dal corpo quello in eccesso, utilizzando appunto le urine.

Per misurare il glucosio nelle urine dovete fare un semplice test acquistabile in farmacia. Una volta che lo avete, mettete a contatto la striscia con l’urina e attendete circa un minuto. La parte reattiva cambierà colore in base alla presenza o meno del glucosio.

Prima di acquistare il test consultate il vostro medico. Sarà lui infatti a suggerirvi i dispositivi idonei a voi. Soprattutto il medico potrà dirvi, conoscendo la vostra situazione, se il test è o non è attendibile. Se ad esempio state assumendo molta vitamina C potreste ottenere un test falso negativo. È consigliabile ripetere il test due volte a distanza di 10-12 ore.

Quando vi è del glucosio nelle urine significa che il corpo ha avviato un meccanismo di difesa. Il suo scopo infatti è quello di eliminare lo zucchero in eccesso presente nel sangue. Nonostante l’organismo cerchi di salvaguardarsi, la condizione non è certo ottimale per lui. Verrà espulsa infatti anche troppa acqua, cosa che potrebbe portare alla disidratazione. Tutta questa situazione favorisce anche l’insorgere di infezioni urinarie a causa della crescita eccessiva di batteri.

Uomini e donne e Maria de Filippi

Uomini e donne

Uomini e Donne va in onda il primo pomeriggio su Canale 5 e nasce diversi anni fa da Maria de Filippi. Se anche voi lo seguite, allora vi farà piacere sapere che esiste, un sito ricco di informazioni e novità su i personaggi di spicco di Uomini e Donne. Sul portale le notizie riguardano il fortunato programma, ma anche gossip, cinema e bellezza, per una informazione completa.

Uomini e Donne è un programma attuale, che ha saputo evolversi e rimanere a passo con i tempi anche dopo anni di programmazione. Inizialmente ospitava ragazzini e giovani ventenni che raccontavano le loro vicissitudini, in famiglia, a scuola e con gli amici. Poi si è evoluto in quello che è adesso Uomini e Donne, dove protagonisti sono tutti alla ricerca dell’amore vero, qualunque sia la loro età.

Uomini e Donne è un programma difficile da abbandonare tanto è coinvolgente. Tra i protagonisti che si sono alternati in questi anni come non ricordare Tina che rimarrà per sempre nel cuore dei telespettatori più affezionati. Ma la parte che veramente fa scoppiare le polemiche in questo format è quella delle esterne. Il corteggiato e il corteggiatore escono dallo studio alla presenza delle telecamere. E nascono ininterrotte le polemiche tra il pubblico.

Uomini e donne recentemente ha cominciato a gestire anche un pubblico più adulto, dedicando spazio agli over cinquanta, ma anche più, che sono alla ricerca dell’anima gemella. Anche i meno giovani corteggiano come i più giovani e si fanno corteggiare e anche loro sono protagonisti di accese discussioni. Alla fine le incomprensioni in amore, sono le stesse, ad ogni età. Che i protagonisti siano ventenni o sessantenni, fa poca differenza. Perché sono gli ostacoli i veri protagonisti di uomini e donne. Il programma parla di vita vera, anche nelle più accese.

Quali sono le cure migliori per la bradicardia

bradicardia

La bradicardia è un tipo di aritmia cardiaca con il battito che scende al di sotto del range normale. Nelle persone adulte si parla di bradicardia quando la frequenza cardiaca è al di sotto dei 60 battiti al minuto e può essere a sua volta suddivisa in tre tipologie:

  • lieve

  • moderata

  • grave

Questo tipo di patologia potrebbe essere causata da svariati disturbi quali: cardiopatia ischemica, degenerazione del tessuto cardiaco, infarto del miocardio.

I fattori invece che mettono a maggior rischio i pazienti sono: l’età avanzata, il fumo, l’abuso di alcol, l’ipertensione, l’uso di droghe, l’utilizzo di alcuni farmaci, alcune alterazioni elettrolitiche, l’ipercolesterolemia, malattie degenerative epatiche, infine possono incidere grandemente anche ansia e stress.

Per rilevare la bradicardia, il medico utilizza uno strumento di diagnostica importante per il cuore: l’elettrocardiogramma. Inoltre per poter ricostruire tutto il percorso che ha portato al rallentamento del battito cardiaco e individuare in questo modo la causa, lo stesso medico potrebbe richiedere al paziente alcuni esami particolari del sangue.

Ma quali sono le cure migliori per la bradicardia?

Generalmente le cure della bradicardia sono legate alla causa che l’ha scatenata. Quindi se il problema era l’utilizzo di alcuni farmaci verrà consigliato di smettere di prenderli. Ma se la causa non è legata all’assunzione di farmaci di sintesi, ma è legata al cuore, in questo caso un bravo cardiologo saprà indirizzare al giusto trattamento.

Tuttavia esiste una cura naturale per poter fortificare il cuore: la dieta e la giusta alimentazione: i mirtilli ad esempio, aiutano a scongiurare diversi rischi di malattie cardiovascolari. I benefici che si ottengono grazie all’assunzione di questi meravigliosi frutti sono moltissimi.

Ma per poter aiutare il cuore a fortificarsi ancora di più è consigliabile mangiare molta frutta e verdura fresca. Da non dimenticare la carne bianca e il pesce, soprattutto quello azzurro.

La giusta alimentazione per avere addominali bassi

come-migliorare-gli-addominali

Avere addominali scolpiti è il sogno di quasi tutti gli uomini, ma sono pochi coloro che si impegnano a raggiungere effettivamente l’obiettivo.

Infatti per poter ottenere addominali scolpiti e definiti è necessario impegnarsi a fondo con costanza e tanta pazienza, ma soli questi due ingredienti non bastano, occorre oltretutto combinare un programma di allenamento che poggia su tre grandi pilastri, vale a dire:

  • la giusta alimentazione per eliminare l’adipe in eccesso sul ventre

  • esercizi per inspessire i muscoli addominali

  • sport o attività aerobica per poter accelerare il metabolismo e quindi a bruciare più velocemente i grassi

Per quanto concerne l’alimentazione appare evidente che la dieta che si deve prediligere deve essere caratterizzata dall’assunzione di cibi naturali e sani. Quindi a questo riguardo è fondamentale mangiare molta frutta e verdura di stagione, poiché ricchi di vitamine e di sali minerali fondamentali per il sistema digestivo. Anche le carni magre come il pollo o il tacchino non devono mai mancare nella propria dieta.

E’ consigliabile invece evitare di mangiare pane, pasta, riso o pizza in quanto ricchi di carboidrati ad alto tasso glicemico che non fanno altro che accumulare i grassi in eccesso. In alternativa è possibile consumare modeste quantità di alimenti integrali.

Anche l’acqua è indispensabile. Quindi bere 2 litri di acqua al giorno aiuta ad idratare l’organismo e a eliminare al contempo stesso le tossine.

Con l’avanzare dell’età ottenere addominali scolpiti e ben definiti può risultare un po’ complicato dal momento che con l’invecchiamento la pelle tende a perdere tono. Questo non significa che è un’impresa difficile, ma occorre molta dedizione e una forte costanza.

Naturalmente la sola alimentazione non basta per ottenere degli addominali perfetti, ma occorrono oltretutto esercizi mirati.

  1. Trazione alla sbarra: consiste nell’aggrapparsi con le mani ad una sbarra e provare ad alzare lentamente le gambe da terra finchè queste non sono parallele al pavimento.

  2. Hip: sdraiarsi sul pavimento a pancia in su incrociare i piedi e sollevare le anche da terra contraendo gli addominali. Questo esercizio va fatto molto lentamente.

Queste sono soltanto alcune strategie che possono aiutare ad ottenere addominali perfetti…

Gastrite: cosa è quella nervosa e come si cura

gastrite

Spesso sentiamo parlare di “gastrite nervosa“. Ma di cosa si tratta? E in che modo si può curare?

Cerchiamo di partire con ordine con questa illustrazione, ricordando come la gastrite sia una infiammazione della mucosa gastrica che produce una sensazione di dolore e di bruciore alla stomaco (in alcuni casi, nausea e vomito). Ebbene, quel che molte persone non sanno è che il sistema nervoso può contribuire (negativamente o meno) alla formazione della gastrite: è infatti il sistema nervoso a influenzare il rilascio di alcuni piccoli ormoni (neurotrasmettitori) che – se non regolarmente rilasciati – posson aumentare la secrezione di acido cloridico, e quindi la capacità corrosiva dei succhi gastrici e quindi l’infiammazione della mucosa gastrica.

Ne deriva che la gastrite nervosa si manifesta prevalentemente in concomitanza di periodi di stress. La sintomatologia è quella tradizionale: il paziente avvertirà dolore e bruciore alla bocca dello stomaco (in corrispondenza con la fine dello sterno), scarso appetito, riduzione della concentrazione, svogliatezza, stanchezza diffusa.

Cosa fare, dunque? Al di là degli aspetti più legati all’alimentazione e all’idratazione (dalla riduzione degli alimenti grassi alla necessità di evitare le grosse abbuffate, passando per una giusta idratazione), è bene ricordare che per prevenire la gastrite nervosa è innanzitutto necessario cercare di eliminare o di allontanare tutti quei fattori quotidiani che producono stress, ansia, tensione e inquietudine.

Una buona tecnica potrebbe quindi essere quella di riorganizzare la propria vita (eventualmente anche con l’aiuto psicologico), allontanando le determinanti dello stress. Ci si può inoltre aiutare con integratori rilassanti, tisane, camomille e altri infusi. Una alternativa da valutare è anche quella di ricorrere a tecniche come lo yoga e altri sistemi di rilassamento: considerato che la gamma di diverse opportunità è a vostra disposizione, non vi rimane altro che “individuare” quella che maggiormente si addice alle vostre abitudini.

Tiroide di hashimoto: di cosa si tratta

thyro31290115501

La tiroide è una piccola ghiandola a forma di farfalla situata sul collo. Gli ormoni che produce svolgono un ruolo molto importante nel governare sia il funzionamento di organi quali reni, fegato, cervello, cuore e pelle e sia il metabolismo corporeo.

Da una recente ricerca è stato appurato che una donna su otto soffre di problemi legati alla tiroide. E’ una patologia che colpisce più frequentemente le donne che gli uomini, con una frequenza maggiore nella fascia d’età tra i 30 e i 50 anni di età.

La tiroidite è un’infiammazione cronica a carico della tiroide. Ne esistono di diverse forme, ma la più frequente è sicuramente la tiroide di Hashimoto caratterizzata dalla presenza di anticorpi anomali i quali danneggiano la tiroide, compromettendone la funzionalità.

Proprio per tale motivo che la suddetta patologia rientra tra le malattie di origine autoimmune.

La conseguenza che ne deriva è un danno progressivo alla tiroide.

Ma come si manifesta tale malattia e quali sono le cause?

Le cause per cui il sistema immunitario produce anticorpi anomali che attaccano la tiroide fino a renderla incapace di produrre quantità sufficienti di ormoni ancora oggi purtroppo, non sono state chiarite.

I sintomi che si manifestano sono simili a quelli dell’ipotiroidismo. Ma essa può restare asintomatica anche per lungo tempo. Infatti la progressione è molto lenta ma nel momento in cui arriva ad uno stadio avanzato determina il danneggiamento irreversibile della ghiandola.

I primi sintomi che tendono a manifestarsi sono debolezza e spossatezza. In seguito possono insorgere anche aumento di peso, depressione, pallore, sensazione di freddo costante.

Per quanto riguarda il trattamento, generalmente il medico specialista prescrive una terapia ormonale sostitutiva. Ma per poter mantenere costanti i livelli ormonali è necessario seguire la suddetta terapia in maniera regolare.

Puoi approfondire l’argomento su http://www.guidasalute.it/tiroide-di-hashimoto/2448/

Anche l’alimentazione gioca un ruolo fondamentale. Ecco allora una serie di suggerimenti alimentari da tenere in considerazione al fine di diminuire i livelli di infiammazione:

  • pesce grasso (salmone, sgombro)

  • frutta fresca

  • curcuma da spolverizzare sulle pietanza

  • olio extravergine d’oliva

  • zenzero

Collo dolorante, può essere colpa del cellulare

collo

Secondo uno studio condotto dal New York Spine Surgery and Rehabilitation Medicine e in corso di pubblicazione sul Surgical Technology International, una buona parte dei dolori al collo potrebbero essere provocati dallo smartphone.

Sono sempre di più, infatti, le teste “chine” sul display dello smartphone per controllare mail, chattare, condividere foto e tanto altro ancora. Un’abitudine che può essere piacevole, ma che alla lunca può creare dei danni alla salute della colonna vertebrale, visto e considerato che inclinarsi per leggere un messaggio comporta una pressione indebita sul collo e, quindi, mal di schiena.

Crusca d’avena nella dieta Dukan

Crusca-davena

Tra gli elementi fondamentali per il rispetto della dieta Dukan, vi è naturalmente la crusca d’avena. Ma cosa è esattamente la crusca d’avena? E perchè ne è fatta un elemento fondamentale all’interno del regime alimentare della dieta Dukan?

La crusca d’avena è uno “scarto” derivante dalla raffinazione dell’avena, un antichissimo cereale ampiamente utilizzato, ancora oggi, per scopi alimentari animali, e non solo. Sebbene ad oggi l’avena non possa più essere utilizzata nella panificazione, poichè priva di glutine, la sua qualità nutrizionale è ben paragonabile a quella dell’apparentemente più nobile frumento.

Ora, introdotto cosa sia l’avena, è bene ricordare anche che la crusca è uno scarto ricchissimo di fibre alimentari e proteine, oltre a una quantità di acidi grassi polinsaturi piuttosto rilevante, e un apporto specifico di magnesio e niacina. Più nel dettaglio, 100 grammi di crusca d’avena possono garantire 66,2 grammi di carboidrati, 17,3 grammi di proteine e 7 grammi di lipidi.

Più concretamente, una volta che viene ingerita, la crusca d’avena può mescolarsi al “bolo alimentare” permettendo una sensazione di maggiore sazietà. La ragione è molto semplice: le sue fibre solubili si riempiono infatti d’acqua sino a produrre la nota sensazione di sazietà e di pienezza nello stomaco, e contribuendo quindi a ingerire minori quantità di altri alimenti.

Inoltre, grazie alla loro forza d’assorbimento, i beta-glucani che sono presenti all’interno della crusca d’avena possono contribuire in maniera proattiva al mantenimento di un tasso di colesterolo normale, e a stabilizzare l’assorbimento dei glucidi dopo i pasti. Per quanto ovvio, la crusca d’avena ingerita all’interno della dieta Dukan deve essere di elevata qualità, coltivata senza concimi o pesticidi potenzialmente nocivi per la salute.

Ma come utilizzare la crusca d’avena per poter ottenere il meglio dalla dieta Dukan? La crusca d’avena è innanzitutto ideale a colazione, da assumere insieme a una tazza di latte. Tuttavia, è possibile assumerla in qualsiasi momento, o acquistare dei prodotti specifici che possano utilizzare la crusca d’avena per realizzare del pane o della speciale pasta per pizza. In alternativa, la crusca d’avena può essere utilizzata spolverandola su insalate, piatti o ancora mescolata ai latticini.

Ricordate ancora che la crusca d’avena deve essere utilizzata nelle quantità consigliate dal medico dietologo che segue la Dukan e, in particolar modo, tra i 2 e i 3 cucchiai (a seconda della fase della Dukan). Un vero e proprio toccasana, che potrà rappresentare la giusta marcia in più per il vostro nuovo regime alimentare!