Riflessologia plantare cos’è e dove nasce

Riflessologia plantare

La riflessologia plantare è una tecnica terapeutica alternativa o compensativa alla medicina. Questa tecnica è basata sul massaggio di zone riflessogene, quali mani e piedi, al fine di prevenire diagnosticare o curare una malattia.

La riflessologia plantare non ha una base scientifica quindi chi effettua questo genere di trattamento non è un medico in senso stretto.

Il principio di base è che le zone riflessogene corrispondono a determinate parti del corpo e organi. Fa parte del cerchio delle terapie olistiche ovvero quelle terapie che considerano l’uomo, la mente e lo spirito uniti.

Le tecniche di riflessologia plantare hanno due origini: quella cinese o orientale e quella occidentale. La cinese ha come base di questa terapia la medicina cinese, mentre l’occidentale si basa sui principi scientifici della medicina occidentale. SI può quindi trarre conclusione che la più antica è quella cinese. Infatti i primi attrezzi che si sono scoperti per il massaggio ai piedi risalgono al 5000 a.c. in Cina e India, dove l’uso di pressioni sul corpo, come ad esempio l’agopuntura e lo shiatsu, sono una tecnica alternativa alle classiche medicine. Col passare del tempo queste tecniche sono arrivate anche in Egitto, all’incirca veros il 2300 a.c. lasciando testimonianza tramite pitture sulle pareti delle tombe.

L’importazione di tali tecniche è da imputare al medico Fitzgerald, lui divise il corpo in 10 parti attraverso le quali passa il flusso vitale, imponendo una pressione su di essere riusciva ad avere un effetto anestetico della zona andando così a diminuire il dolore. Dopo Fitzgerald  ci fù il suo successore newyorkese Edwin F. Bowers, il quale approfondi gli studi e diffuse nel resto dello stato le ricerche fatte. In Europa la riflessologia plantare arriva solo all’inizio degli anni 50. Per chi è consigliata la riflessologia plantare???

Extension per capelli, come curarle?

capelli

Le extension per capelli hanno bisogno di molta cura, onde evitare la formazione dei noi e compromettere la durata e la bellezza delle ciocche. I prodotti per lavarli che ci occorrono sono: sciampo neutro, balsamo, siero districante e una spazzola con il cuscinetto in gomma. Lo sciampo è da preferire neutro in quanto non conosciamo la composizione dei capelli che abbiamo applicato, è consigliabile chiedere un parere direttamente al parrucchiere, sicuramente ne saprà più di noi.

Dopo aver fatto due passate di sciampo applicate il balsamo o una maschera idratante nel caso in cui abbiamo capelli molto secchi e perché le extension non essendo impiantate nel cuoi capelluto non ricevono nutrimento e tendono a disidratarsi. Lo sciampo va fatto rigorosamente con la testa all’indietro e non all’ingiù, altrimenti promuoviamo la comparsa dei nodi. Dopo la maschera/balsamo pettiniamo i capelli con una spazzola dai cuscinetti morbidi, evitate il pettine in quanto può strappare i capelli. Un altro trucchetto è pettinare i capelli più volte al giorno, così evitiamo l’accumulo dei nodi.

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Quando pettinate i capelli è importantissimo non tirarli, altrimenti c’è la possibilità che le extension capelli vengono strappate via. Infatti con una mano manteniamo le extension premendo sul cuoio capelluto mentre con l’altra pettiniamo delicatamente la ciocca. Un volta pettinati, applichiamo un siero districante sulle punte, il quale previene la formazione dei nodi. Il processo di asciugatura, è anch’esso molto delicato, controllate che la temperatura del phon non sia troppo alta, specialmente se utilizziamo capelli sintetici o extension applicate con il nastro bio-adesivo. Vengono asciugati come capelli normali, anche se per lisciarli optiamo per la piastra alla classica messa in piega con phon e spazzola, in quanto durante la lisciatura possono bloccarsi le extension nella spazzola e tirarle via. Ricordate di legare sempre i capelli prima di andare a dormire.

Cambiamenti climatici, ecco come incidono sulla salute umana

Cambiamenti climatici

I cambiamenti climatici stanno mettendo in serio pericolo la salute umana: è questo quanto emerge dall’ultima analisi condotta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo cui i mutamenti che il Pianeta sta subendo necessiterebbero di decisioni drastiche, al fine di cambiare la traiettoria dell’evoluzione in corso.

Secondo quanto afferma ancora l’Oms, la sola aria inquinata causa oggi sette milioni di morti l’anno, e per poter ripulire il cielo dalle sostanze che possono avvelenare i nostri polmoni, il punto di partenza più efficace non può che essere il taglio drastico dei consumi di combustibili fossili.

Macro obiettivi mai così impellenti e, purtroppo, mai così trascurati dalle autorità internazionali.

Peperoncino, tutti i plus dell’alimento piccante

peperoncino

Il peperoncino è un grande valore aggiunto da inserire all’interno del nostro menu quotidiano. Oltre a facilitare la digestione, infatti, questo elemento piccante può prevenire le malattie cardiovascolari e – secondo alcune recenti ricerche internazionali – contribuirebbe altresì a contrastare l’emersione del cancro e dei dolori del nostro organismo.

Proprio quest’ultimo punto rappresenta una delle novità più gradevoli delle analisi più recenti: comparsa sull’ultimo numero del Journal of Medicinal Chemistry, una ricerca sostiene infatti che il peperoncino – pur non essendo una medicina – può fare grandi cose nel bloccare la percezione del dolore. Tra l’altro, il peperoncino si può anche utilizzare per controllare il peso e combattere cellulite e perdita dei capelli: cos’altro chiedere di più?

Sbiancamento dei denti, ci sono rimedi naturali?

Sbiancamento dei denti

Molte volte il colore dei denti crea disagio nei rapporti interpersonali. Il bere troppi caffè, tè , fumo di sigaretta macchiano i denti creando una patina gialla. Prima di far ricorso ai trattamenti chimici o all’aiuto del dentista, proviamo i tanti rimedi naturali per sbiancare i denti: abitudini che possono aiutarci nel non far ingiallire i denti.

Il bicarbonato insieme al comune sale da tavola sono i più conosciuti, usando ½ cucchiaino di bicarbonato di sodio con ½ di sale creiamo un detergente molto efficiente. Se il composto risulta fastidioso all’olfatto o al gusto, aggiungete al detergente un olio essenziale alla menta piperite . Va utilizzato come un normale dentifricio, ma non più di una volta a settimana se no danneggiamo lo smalto dei denti. La radice dell’albero Araak quando si mastica leviga i denti e li rende bianchi e lucenti, è possibile comprarla in un erboristeria molto fornita o tramite il web. Il succo di limone è efficace contro le macchie gialle derivanti dall’uso del caffè e del fumo, ma così come il bicarbonato oltre al potere smacchiante è corrosivo se usato spesso. Si consiglia di usare mezzo bicchierino di limone con un pizzico di bicarbonato intingendo lo spazzolino all’interno e strofinare i denti, questa pratica può essere fatta una volta al mese.

Invece tra le buoni abitudini che possiamo adottare per prevenire le macchie gialle troviamo: fare sciacqui di trenta secondi con l’acqua dopo ogni pasto; aggiungere nelle bevande acide come tè e caffè della panna che cambia il ph della bevanda; strofinare una foglia di salvia sui denti è un rimedio economico e senza controindicazioni; mangiare quotidianamente frutta e verdura come mele, pere, fragole, sedano e carote rendono il sorriso smagliante, sia le fragole che l’interno della buccia di arancia rimuovono le macchie.

Gli spinaci, proprietà dimagranti, come?

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Secondo gli scienziati dell’università di Lud in Svizzera, gli spinaci sono i migliori alleati delle donne. Come? Si è scoperto che una sostanza contenuta al loro intero chiamati tilacoidi aiutano a diminuire la voglia di cibo durante la dieta.

I tilacoidi sono delle cellule presenti nei vegetali, in particolare nel cloroplasto, hanno la forma di sacchetti appiattiti e svolgono la funzione di raccogliere la luce e immagazzinarla, rientrando a pieno titolo nel processo di fotosintesi clorofilliana. La scoperta di questa sensazionale proprietà è stata testata su un gruppo di donne che avevano come obbiettivo quello di dimagrire. Il gruppo è stato diviso in due, uno tutte le mattine prima di colazione assumeva cinque grammi di estratto di spinaci, mentre l’altro un palcebo.

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Le donne dovevano seguire una semplice dieta varia ed equilibrata, senza particolari indicazioni su quantità e calorie.

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A fine test le donne che assumevano il placebo hanno riscontrato una perdita dipeso pari a 3,4 kg a differenza di chi tutte le mattine beveva l’estratto di spinaci, le quali hanno perso ben 5,5 kg. Chi beveva l’estratto ha confermato la scarsa voglia di cibo oltre gli alimenti della dieta, e la mancanza di voglia del cosi detto “cibo spazzatura”.

Quindi l’assunzione di tilacoidi prima della colazione, è scientificamente provato che diminuisce la voglia di mangiare promuovendo un dimagrimento non sofferto. La quantità di spinaci da consumare quotidianamente sarebbe di 600g, ma possiamo tranquillamente assumere un integratore compensando la quantità di tilacoidi da ingerire.

Inoltre gli spinaci sono ricchi di micronutrienti quali vitamina e sali minerali come magnesio, potassio, fosforo, rame e calcio. In 100 grammi di spinaci ci sono: 90gr d’acqua, 2gr di fibre, 3,5gr di proteine, 3gr di carboidrati, 0,6 di grassi. Sono presenti vitamina A, alcune vitamine del gruppo B, vitamina C, E e K.

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Tracce di plastica nella birra: di chi la colpa?

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Secondo quanto afferma uno studio condotto dai ricercatori del Marine and Environmental Chemistry di Varel, in Germania, in molti marchi di birra tedesca sarebbero presenti delle tracce di plastica.

L’analisi, pubblicata sull’ultimo numero del “Food Additives and Contaminants” ha infatti analizzato 24 marche di birra commerciali molto diffuse in terra tedesca, rilevando di aver trovato sostanze microplastiche, definite nello studio come “fibre di polimeri sintetici, frammenti o particelle granulari inferiori ai cinque millimetri di dimensioni”.

Ma di chi è la colpa? L’osservazione suggerisce che la presenza di queste sostanze in una bevanda comune come la birra indica che l’ambiente umano è oramai contaminato da polimeri sintetici di micro dimensioni in misura elevata.

Diabetici in crescita in tutta Italia

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Secondo quanto dichiarato dall’Università Federico II di Napoli, in Italia ben 3,5 milioni di persone soffrirebbero di diabete. Una cifra in continua crescita che, anche nei prossimi anni, dovrebbe incrementare con identici ritmi fino a toccare quota 4,5 milioni di unità alla fine del 2030, come naturale conseguenza dell’incremento di peso.

Nonostante il diabete sia oggi facilmente gestibile, i dati di cui sopra esprimono un discreto allarmismo, con gravi ricadute sui tassi di mortalità e morbilità della popolazione, e sulla spesa sanitaria. Come per tutte le patologie, anche per questa fattispecie le migliori conseguenze possono essere intraprese con un monitoraggio costante e fin dalle primissime fasi della malattia.