Nuovo bando per finanziamenti a fondo perduto in Toscana

Regione Toscana

La Regione Toscana ha dato il via a un nuovo bando per l’erogazione di finanziamenti a fondo perduto nei confronti delle piccole e medie imprese, in forma singola o in associazione, che diano seguito alla realizzazione di progetti strategici di ricerca e di sviluppo.

In particolare, per poter avere accesso al finanziamento a fondo perduto è necessario che l’investimento oggetto dell’agevolazione sia realizzato e localizzato all’interno del territorio della Regione Toscana, e che il soggetto proponente l’ottenimento dell’agevolazione si qualificabile come “impresa dinamica”, dimostrando di aver mantenuto o incrementato il fatturato 2013, rispetto a quello del 2009 (requisito che non è invece richiesto per le imprese costituite dal 2012 in poi).

Ricordiamo, in tal proposito, che a fronte delle spese ritenute ammissibili, le imprese potranno contare su contributi in conto impianti pari a un massimo del 45% e – nella sola ipotesi di progetti di innovazione – fino al 30%. Una volta inviate le domande a Sviluppo Toscana Spa, si procederà alla preliminare valutazione e, successivamente, all’invito a presentare un progetto esecutivo che concorrerà alla graduatoria di merito.

I finanziamenti a fondo perduto saranno suddivisi in tre diverse tipologie, a seconda del bando cui si decide di aderire:

  • Progetti strategici di ricerca e sviluppo: bando di finanziamento di progetti di ricerca industriale e sviluppo sperimentale, realizzati da grandi imprese in aggregazione con micro, piccole e medie imprese, eventualmente in collaborazione con organismi di ricerca.

  • Progetti di ricerca e sviluppo delle PMI: bando di finanziamento di progetti di ricerca industriale e di sviluppo sperimentale di micro, piccole e medie imprese, in forma singola o associata, anche in collaborazione con organismi di ricerca.

  • Aiuti all’innovazione delle PMI: bando di finanziamento di progetti di innovazione, realizzati da micro, piccole e medie imprese, in forma singola o associata, nel settore manifatturiero e dei relativi servizi.

Maggiori informazioni sul sito internet www.finanziamentiafondoperduto.net e sul sito della Regione Toscana (regione.toscana.it).

Come si trasmette la mononucleosi?

mononucleosi

La mononucleosi è conosciuta comunemente come la “malattia del bacio“. Sul perchè si sia meritata rapidamente tale appellativo, vi sono ben pochi dubbi: trattandosi di una patologia che si trasmette attraverso la saliva, per molto tempo si è pensato che potesse trasmettersi “solo” con l’atto del baciare.

Effettivamente, la mononucleosi è una malattia contagiosa che riguarda prevalentemente proprio coloro i quali sono più frequentemente portati a “baciare”, ovvero i soggetti di età compresa fra i 15 ed i 25 anni. Durante l’adolescenza, la malattia interessa circa il 50% degli individui che vivono in Europa, mentre compare un pò prima nei Paesi in via di sviluppo. In ogni caso, affinchè la contagiosità della mononucleosi possa produrre degli effetti e dei sintomi avvertiti all’interno di una piccola epidemia, occorre altresì che siano presenti altre condizioni come uno stretto contatto con i soggetti affetti, o cattive condizioni igieniche.

Secondo quanto affermano altri studi compiuti in materia, nel corso dell’intera propria esistenza circa il 90% della popolazione adulta ha “incontrato” almeno una volta il virus Epstein-Barr. E così come la maggior parte della popolazione ha conosciuto il virus (a volte senza nemmeno riconoscerlo), è la stessa maggior parte della popolazione ad aver sviluppato degli specifici anticorpi senza aver mai accusato alcun segno di infezione: contrariamente a quanto si possa pensare, infatti, la mononucleosi dà segni di sè solo quando colpisce soggetti già debilitati, con sistema immunitario debole o compromesso.

Per quanto concerne le modalità e le caratteristiche del contagio, ricordiamo come lo stesso possa avvenire in maniera diretta attraverso saliva, rapporto sessuale o trasfusioni di sangue, o – per via indiretta - con utilizzo comune di posate, bicchieri, piatti e altri oggetti “contaminati”.

Segnaliamo infine che una volta infettati, ogni successivo contatto con una persona affetta da mononucleosi sarà privo di qualsiasi conseguenza.

via: www.mononucleosi.org

Alluce valgo, il recupero post operatorio

Alluce valgo

Come noto, l’alluce valgo è un disturbo molto frequente, in grado di condurre a disturbi anche particolarmente gravi. Purtroppo, nelle ipotesi più gravi, non c’è altra soluzione da assumere se non quella di effettuare un trattamento chirurgico. Ma come avviene il trattamento chirurgico? E, soprattutto, in cosa consiste il recupero post operatorio?

Iniziamo con il ricordare che il trattamento chirurgico è generalmente effettuato in un regime day-hospital, non essendo quindi necessario un ricovero. Già nello stesso giorno dell’intervento, attraverso l’utilizzo di speciali calzature post operatorie, sarà possibile poggiare delicatamente i piedi per terra e compiere piccoli spostamenti.

Terminata la primissima fase (che dura di norma una settimana, nella quale sarà necessario produrre estrema cautela nei movimenti), già dalla seconda settimana il paziente è in grado di aumentare il numero degli spostamenti, avendo cura di mantenere i piedi in elevazione quando non cammina. Dopo il primo mese, il bendaggio viene rimosso, il piede può essere bagnato e possono essere indossate calzature più comode. Il paziente può camminare normalmente, senza alcuna limitazione, anche all’estero. Si possono inoltre riprendere le attività di guida e si può anche andare in palestra, a patto che non si debbano fare attività che affaticano le zone inferiori del corpo (ad esempio, corsa). Se amate gli sport e volete una valida alternativa in questo periodo ancora delicato, valutate la possibilità di praticare del nuoto.

Nel secondo mese, il piede risulterà ancora un pò edematoso, soprattutto in corrispondenza del primo metatarso. È consigliabile procedere comunque a una serie di sedute di fisioterapia: un buon percorso che servirà a d accelerare i tempi di recupero (la fisioterapia, in ogni caso, non risulta essere indispensabile ma è comunque fortemente consigliata). Nel periodo invernale, vi suggeriamo di adottare delle calze elastiche, a gambaletto, con la punta aaperta: in estate, invece, potete applicare specifiche fasce metatarsali.

Finalmente, dopo il terzo mese, la situazione sarà destinata a normalizzarsi. Sarà comunque necessario un controllo radiografico per poter confermare l’avvenuta consolidazione dell’osteotomia. Se l’esito fornisce un riscontro positivo, non rimarrà altro da fare che riprendere tutte le ordinarie attività di “fatica”, come ad esempio la corsa.

In ogni caso, sebbene l’operazione per l’alluce valgo sia oramai all’ordine del giorno, è bene ricordare come ogni fattispecie sia estremamente differente dalle altre. Pertanto, il ciclo post operatorio non potrà che essere il frutto di un’attenta condivisione con il proprio medico di fiducia e con il chirurgo operante.

Orzaiolo: come guarire

Orzaiolo

L’orzaiolo ha dei tempi di guarigione abbastanza brevi, anche per le persone più sensibili i tempi di sono di solito di 7-14 giorni. In questo periodo l’orzaiolo regredisce da solo, man mano spariscono tutti i sintomi permettendo di tornare alla normalità. Il pus che si forma all’interno dell’infezione tenderà a fuoriuscire da se, è assolutamente vietato premere l’orzaiolo per far fuoriuscire il liquido come si fa per i brufoli.

Per accorciare i tempi di guarigione basta porre una benda calda direttamente sull’occhio infetto più volte al giorno. Il calore oltre a favorire l’eliminazione del pus allevia il dolore causato dall’infiammazione. Questi impacchi vanno ripetuti tre o quattro volte al giorno e vanno tenuti sull’occhio per 5-10 minuti. Molte volte se ci si rivolge a un medico questo estrarrà le ciglia dalle quali è nata l’infezione, la pratica è molto fastidiosa. Se con gli impacchi caldi il pus continua a non fuoriuscire bisognerà rivolgersi al medico, il quale cercherà di curare l’orzaiolo utilizzando un ago molto sottile infilerà la punta direttamente nel follicolo infetto permettendo così l’eliminazione del pus. Questa tecnica va fatta esclusivamente dal medico, farla a casa potrebbe causare conseguenze gravi alla palpebra e all’occhio.

Se l’infezione si presenta spesso oppure, i tempi di guarigione si diradano di molto, è consigliabile assumere un antibiotico per via topica come l’Eritromicia, per debellare il batterio che infetta la palpebra.

Per prevenire il contagio è molto importante non utilizzare asciugamani altrui. Le donne non devono prestare i trucchi personali come mascara e mattie per gli occhi. Lavare con accuratezza il viso dopo essersi struccate e lavare sempre le mani in modo corretto prima di toccare gli occhi, facendo attenzione a pulire per bene sotto le unghie, aiuta molto. Inoltre quando compare l’orzaiolo è buona norma usare gli occhiali da sole quando si è in giro, infatti l’infezione provoca una forte sensibilità alla luce.

Torna a camminare grazie alle cellule olfattive

camminare

Sta facendo discutere la storia di Darek Fidyka, paraplegico dal 2010 in seguito a un’aggressione con coltellate, e oggi in grado di tornare faticosamente a camminare grazie alla riparazione della lesione spinale avvenuta con cellule staminali e fasci di nervi.

L’intervento delicatissimo è stato effettuato espiantando al paziente l’intero bulbo olfattivo, una ricca sorgente di cellule staminali, con trapianto successivo di quelle “olfattive di rivestimento”. L’operazione è avvenuta nel 2012 e oggi – a quanto sembra dagli studi e dall’approfondimento condotto dalla Bbc in materia – sembra che stia finalmente dando i suoi primi frutti.

In ogni caso, gli osservatori sembrano essere molto prudenti su questa ripresa “miracolosa”, affermando che un solo paziente non costituisce un campione sufficientemente significativo per cercare di comprendere quale sia l’attendibilità della tecnica ora sperimentata.

Per il prossimo futuro si preannunciano nuovi e importanti passi in avanti sullo stesso filone clinico.

Colesterolo alto: rimedi erboristici

Colesterolo

Prevenire il colesterolo alto è uno dei meccanismi che si possono usare se si sa di essere esposti a questo rischio. Inoltre bisogna seguire delle norme comportamentali che dovrebbero valere per lo stato di buona salute generale ovvero non fumare, fare attività fisica e seguire una dieta sana ed equilibrata.

Il problema del colesterolo alto è strettamente correlato con malattie cardiovascolari come infarto, ictus e aterosclerosi. Se le semplici regole comportamentali non sono utili, si può ricorrere all’utilizzo di rimedi erboristici, l’importante è sempre parlarne prima con il medico curante, anche se parliamo di piante officinali.

I prodotti erboristici contro il colesterolo alto agiscono in due modi: limitare l’assorbimento del colesterolo e di tutte le sostanze strettamente correlate e diminuire la sintesi. L’assorbimento è dettato dalla qualità e dalla quantità della bile prodotta dal fegato, ed è qui che molti rimedi erboristici funzionano, abbassando la quantità di bile prodotta. Infatti, l’unico modo per eliminare il colesterolo è attraverso la bile la quale smaltisce l’eccesso tramite le feci. Per questo scopo sono utilizzate le piante con caratteristiche coloretiche e colagoghene, le fibre alimentari e le gomme.

Invece tra le piante che riducono la sintesi del colesterolo endogeno abbiamo la garcinia cambogiana e il riso rosso fermentato. I rimedi erboristi per prevenire la formazione del colesterolo alto possono essere composti di un solo elemento oppure formulati da più sostanze che combinate hanno la capacità di svolgere più azioni insieme come quella ipocolesterolemizzante e diuretica.

Come tutti i rimedi erboristici anche quelli contro il colesterolo alto possono presentare degli effetti collaterali e delle controindicazioni. Ad esempio la gastrite e l’ipertensione possono derivare dall’uso di rimedi che utilizzano il principio attivo delle metilxantine, mentre il meteorismo e la flatulenza sono tipici dei prodotti ad altissimo contenuto di fibre per via della fermentazione che avviene nell’intestino.

Aminoacidi ramificati dove li troviamo e come vengono assorbiti

aminoacidi

Gli aminoacidi ramificati (BCAA) sono la leucina, isoleucina e valina. Fanno parte della categoria degli AA essenziali, cioè quegli aminoacidi che non possono essere sintetizzati dal corpo e devono essere introdotti con la dieta.

In particolare la Leucina: è il principale dei 3 aminoacidi ramificati, ha una notevole importanze per la crescite e la resistenza del tessuto muscolare, rallenta i processi di decomposizione e aiuta in quelli degenerativi. E’ presente in tutti gli alimenti ricchi di proteine quali carne e pesce ma a differenza degli altri AA la possiamo trovare anche in discrete quantità nei cereali.

L’isoleucina è anch’essa presente in carne e pesce ma anche in uova, legumi e latticini. Svolge ruolo importante nella sintesi proteica e per la formazione dell’emoglobina. La valina è contenuta in quantità minori rispetto gli altri due aminoacidi, la troviamo nella carne di manzo, petto di pollo, salmone e segale.

Questi AA sono importanti perché avendo una struttura ramificata possono essere catabolizzati per produrre energia in quelle situazioni di sforzo fisico intenso e prolungato. Come tutti gli aminoacidi hanno funzione plastica, inoltre contrastano la produzione di acido lattico, preservano le difese immunitarie e aiutano nei momenti di appannamento mentale post sforzo fisico.

I BCAA una volta introdotti nel nostro copro non vengono metabolizzati dal fegato, come avviene di solito, ma passano direttamente nell’intestino tenue dove vengono assorbiti e captati direttamente dai muscoli. Qui andranno ad aggiustare tutte le cellule che hanno problemi di struttura o utilizzati per fini energetici. Quando effettuiamo sport o sforzi fisici le prime riserve del corpo che si bruciano sono i carboidrati, dopodiché i grassi e in fine le proteine. Studi scientifici hanno invece dimostrato che nelle prime fasi di richiesta energetica anche le proteine vengono richiamate specialmente in quelle persone che hanno una bassa scorta di grasso o che sono sotto peso.

Alimenti ricchi di magnesio

magnesio

Il magnesio è un minerale che insieme al calcio e il fosforo partecipa nell’organismo per la formazione del tessuto osseo. Secondo i LARN il fabbisogno giornaliero per un uomo adulto si aggira tra i 300 e i 500 milligrammi. Più nello specifico di parla di 6 milligrammi per chilogrammo di peso corporeo.

Il magnesio viene assorbito, così come per gli altri minerali, nell’intestino tenue; inoltre è inibito da alte concentrazioni di calcio, dalle proteine, dal fosfato, da diarrea e dall’alcolismo in forma cronica. Mentre la vitamina D favorisce l’assorbimento. Anche se il calcio limita l’assorbimento del magnesio, non avviene il contrario cioè il magnesio non ostacola il calcio. Il minerale viene eliminato tramite le feci e le urine anche se il diabete e gli antibiotici contribuiscono nell’soppressione da parte dei reni.

Livelli bassi di magnesio nel corpo causano anoressia, vomito, vasodilatazione, aritmia, stanchezza, crampi, apatia, debolezza muscolare e coma. Invece livelli troppo alti provocano depressione del sistema nervoso centrale i quali provano torpore e disturbi al cuore e ai polmoni. Il magnesio è importantissimo nella produzione dell’ATP molecola responsabile di moltissimi cicli vitali, nella regolazione delle membrane nervose e nella trasmissione simpatica.

Le cause più comuni della carenza del magnesio vanno attribuite ad uno scarso apporto del minerale è il digiuno. Uno dei consigli per aumentare il livello di magnesio, sicuramente è mangiare alimenti ricchi di magnesio. Nei paesi industrializzati la maggior parte delle persone che soffrono di questa carenza non presentano sintomi oppure sono così lievi da non prestare particolare attenzione. Carenze più importante invece sono da ricondurre ad un errato assorbimento intestinale dovuto alla pancreatite, steatorrea, morbo di Crhon, colite ulcerosa e celiachia.

Nel caso l’apporto di magnesio introdotto con l’alimentazione sia scarso, è possibile compensare il quantitativo assumendo degli integratori. Ma bisogna prestare molta attenzione, in quanto se si superano le dosi indicate si presenterà un effetto lassativo.

A novembre a Rimini la fiera internazionale dell’ecologia

ecomondo

Tra poco meno di un mese a Rimini partirà la fiera internazionale Ecomondo con lo scopo di educare e far conoscere a più persone possibili le tecniche per il miglioramento energetico e la riduzione dell’inquinamento.

Di grande importanza quest’anno sarà il tema dell’ecologia nella mobilità, sia privata che pubblica. All’interno della piattaforma Ecomondo sarà presentata “H2R mobility for sustainability”, una rassegna che unisce incontri e convegni per la divulgazione della cultura del riciclo, del riuso e dell’efficienza energetica alla promozione di nuovi progetti green e premi per le aziende più virtuose in tema di ecologia. A seguito del grande successo dell’anno scorso, questo novembre ci sarà la seconda edizione di H2R.

Una delle novità di questa edizione sarà la contemporaneità di più eventi: insieme ad Ecomondo e H2R ci saranno il salone dell’energia eolica (il Key Wind), la rassegna per l’energia e la mobilità sostenibile (il Key Energy), l’esposizione dedicata al sistema cooperativo legato all’ambiente (Cooperambiente) e la rete delle città intelligenti (Città Sostenibile).

Uno dei temi che avrà maggior risalto è quindi quello dello sviluppo di soluzioni ecologiche per i trasporti, ma saranno trattati moltissimi temi diversi legati all’ambiente. Sarà una fiera che toccherà praticamente tutti gli argomenti più caldi, con interventi di esperti di calibro internazionale intervallati da esposizioni di progetti promettenti.

Ecomondo durerà 3 giorni, sarà aperta dal 5 all’8 novembre alla Fiera di Rimini. Il primo giorno, mercoledì 5, ci sarà la cerimonia di inaugurazione, alla quale seguirà un’esposizione delle tecnologie disponibili a basso impatto ambientale per le case.

L’edilizia green è sempre uno degli argomenti più trattati, sia per la grande importanza che rivestirà nel futuro del nostro pianeta, sia perché è un settore in cui nuove soluzioni tecnologiche vengono presentate quasi quotidianamente. Ricollegandosi ai temi principali della fiera, le case in legno sono un ottimo esempio della possibilità di riciclare e riutilizzare. La possibilità di riutilizzare e riciclare al 100% il materiale di costruzione è uno dei vantaggi più importanti delle case ecologiche in legno.

La piattaforma vedrà poi susseguirsi un numero di esperti durante i vari convegni. Saranno inoltre presentate e premiate le migliori tesi di ingegneria sul tema del miglioramento dell’efficienza energetica nei trasporti privati, e le migliori start-up che si sono dedicate alla produzione di servizi green.

Pistacchi, i “migliori” amici del cuore

pistacchi

Uno studio condotto dalla Pennsylvania State University e pubblicato online sulla rivista dell’American Heart Association afferma che i pistacchi, ricchissimi di fibre, possono contribuire positivamente nella salute dei soggetti maggiormente a rischio cardiovascolare.

Di qui l’intuizione di applicare nuovi menu nei soggetti che soffrono di patologie cardiovascolari, caratterizzati da una importante presenza dei pistacchi, elementi che – afferma ancora la ricerca – oltre che condurre vantaggi grazie alla loro azione protettiva, possono altresì migliorare la gradevolezza della dieta attraverso l’introduzione di un ingrediente gustoso e versatile.

Secondo i medici americani, sarebbe opportuno introdurre due porzioni di pistacchi al giorno per poter avvertire concreti benefici sotto il profilo contenitivo dei rischi cardiovascolari.